RID 20 (1996)
RID schedario: 6.
Ladinia dolomitica. Alto Adige / Südtirol
a cura di Roland Bauer (Salisburgo, Austria)

Rassegne pubblicate sul no. 20 (1996), pp. 237-251.

Sommario:

[1-38 > RID 3; 39-82 > RID 9]

A. Ladinia Dolomitica: 0. Generalità (83-110). 1. Val Badia. 2. Val Gardena / Gherdëina (111-112). 3. Val di Fassa / Val de Fascia (113-116). 4. Livinallongo / Fodom. 5. Ampezzo / Anpezo. 6. Comelico. B. Alto Adige / Südtirol: 0. Generalità (117-120).

A. Ladinia Dolomitica

0. Generalità

83. Maria Iliescu - Heidi Siller-Runggaldier, Rätoromanische Bibliographie, Innsbruck, Institut für Romanistik, 1985, pp.136. [Romanica Ænipontana, XIII].

La Rätoromanische Bibliographie ha subito incontrato il favore degli studiosi interessati venendo a colmare una lacuna ormai avvertita da molti, tanto è vero che oggi, a più di 10 anni di distanza, ci tocca presentare un'opera purtroppo ormai esaurita.

L'imponente mole di materiale raccolto - oltre 1400 titoli editi fra la fine del secolo scorso e il 1984, in parte già riuniti in precedenza dalla Iliescu stessa (cf. la "Bibliographie orientative et sélective des dialectes dits «rhétoromans»", RRL 16, 1971: 343-357, in seguito ampliata e corretta (RRL 17, 1972: 489-491; RRL 19, 1974: 581-584; RRL 24, 1979: 209-214), e infine la "Bibliographie sélective des dialectes dits «rhétoromans»", RLR 44, 1980: 341-398, di cui la presente bibliografia costitusce la diretta continuazione) - è ordinato seguendo due criteri ben distinti: quello geografico e quello tematico.

Il capitolo introduttivo, 1. Das Rätoromanische in seiner Gesamtheit, riporta l'elenco degli studi ladini o retoromanzi in senso lato, cioè in senso ascoliano / gartneriano. I titoli si presentano disposti in ordine geografico, da ovest ad est, partendo dal ladino occidentale: 2.1. Das Bündnerromanische in seiner Gesamtheit, a sua volta suddiviso, seguendo la classificazione del DRG, e cioè in: 2.2. Sursilvan; 2.3. Grischun Central con 2.3.1. Sutsilvan, 2.3.2. Surmiran e 2.3.3. Bravuogn (il dialetto di Bergün); 2.4. Das Engadinische und das Münstertalische con 2.4.1. Engiadin'Ota: Puter, 2.4.2. Engiadina Bassa: Vallader e 2.4.3. Val Mustair: Jauer. Il gruppo centrale degli idiomi ladini viene suddiviso in: 3.1. Ladino anaunico; 3.2.0 Ladino dolomitico ("atesino") con 3.2.1. Gherdëina, 3.2.2. Badiot (che riunisce a sua volta Ladin e Marèo), 3.2.3. FaSan e 3.2.4. Fodôm; 3.3. Ladino-veneto e 3.4. Ladino cadorino. La sezione orientale, infine, cioè il Furlan, non è stata divisa in sottogruppi per la presenza di una koiné.

Segue un indice delle abbreviazioni e degli autori molto dettagliato, che permette di distinguere a prima vista le opere monografiche dalle edizioni e dalle recensioni.

Questa disposizione di criterio geografico segue al suo interno un ordine per argomenti così concepiti (10): 1. bibliografie; 2. questioni generali; 3. manuali, grammatiche specializzate su basi scientifiche, monografie; 4. fonetica, fonologia, ortografia, ortoepia; 5. morfologia; 6. sintassi; 7. formazione delle parole, neologismi; 8. lessico, etimologia, onomasiologia, terminologia; 9. lingua particolare di un dato autore o di un determinato testo; 10. grammatiche scolastiche e libri di testo; 11. vocabolari e dizionari; 12. toponimia e onomastica; 12.1. toponimia di contatto; 13. dialetti locali, dialettologia; 13.1. onomastica e toponimia di singole località; 14. atlanti linguistici; 15. linguaggi in contatto, interferenze, influssi, confronti, tipologia; 16. sociolinguistica, diglossia e pluriglossia, bilinguismo e plurilinguismo, language planning; 17. fonti, antologie, crestomazie; 18. periodici, collane, serie, riviste.

Un elemento oltremodo positivo è costituito dalle decine di tesi di laurea, discusse nelle università di Padova, Udine, Innsbruck e Zurigo, difficilmente reperibili, una specie di tesoro finora rimasto nascosto ed adesso accessibile, grazie alla "mappa" disegnata dalla presente bibliografia (che commenta con alcune frasi i lavori non identificabili dal solo titolo). Le monumentali opere bibliografiche note a tutti (Romanische Bibliographie (cf. scheda 84), MLA, Bibliographie Linguistique) dedicano, naturalmente, al retoromanzo un capitolo a parte, ma - considerata la loro concezione e finalità - certo non possono fare altro che limitarsi alle opere più importanti. In tal modo molto materiale prezioso finora è rimasto inagibile e precluso agli studiosi o interessati; proprio queste opere inedite troveranno invece anche spazio nella continuazione della Rätoromanische Bibliographie (relativa al decennio 1985-1996) in preparazione all'Università di Innsbruck a cura di H. Siller-Runggaldier e del recensore. Già allo stato attuale dei lavori (1/1997) sono disponibili oltre 1500 citazioni suddivise secondo lo schema descritto sopra, ampliato tuttavia per argomenti diversi (lessicografia, traduzioni, Retoromania submersa, lingua scritta/parlata, ecc.) a dimostrazione della vitalità e del progresso scientifico di una filologia che già da tempo ormai non si può certo più né considerare né definire la "cenerentola" delle filologie romanze. [Paul Videsott]

84. Gustav Ineichen (a cura di), Romanische Bibliographie 1981-1993. II. Teilband: Sprachwissenschaft: Dolomitenladinisch, Tübingen, Niemeyer, 1985: 147-148; 1986: 121-122; 1987: 152-154; 1988: 139; 1989: 132-133; 1990: 116-117; 1991: 108-110; 1992: 122-123; 1993: 91-92; 1994: 83-84; 1995: 93-94.

85. Günter Holtus - Johannes Kramer, "«Rätoromanisch» in der Diskussion: 1976-1985", in G. Holtus - K. Ringger (a cura di), Raetia antiqua et moderna. W. Theodor Elwert zum 80. Geburtstag, Tübingen, Niemeyer, 1986: 1-88.

Saggio bibliografico che si riferisce a pubblicazioni degli anni 1976-1985. Per ulteriori dettagli cf. la scheda sull'intero volume (® RID 21). [R.B.]

86. Günter Holtus - Johannes Kramer, "«Rätoromanisch» heute", in G. Holtus - J. Kramer (a cura di), «Rätoromanisch» heute. Kolloquiumsakten Mainz 1986, Tübingen, Niemeyer, 1987: 3-25.

Supplemento bibliografico (cf. scheda 85) che si riferisce a pubblicazioni degli anni 1986 e 1987. Per ulteriori dettagli cf. la scheda sull'intero volume (® RID 21). [R.B.]

87. Günter Holtus - Johannes Kramer, "Neuere Forschungen zur Romanität zwischen St. Gotthard und Adria", in J. Kramer (a cura di), Sive Padi ripis Athesim seu propter amoenum: Studien zur Romanität in Norditalien und Graubünden. Festschrift für Giovan Battista Pellegrini, Hamburg, Buske, 1991: 23-48.

Supplemento bibliografico (cf. schede 85 e 86) che si riferisce a pubblicazioni uscite fino al 1989. Per ulteriori dettagli cf. la scheda sull'intero volume (® RID 21). [R.B.]

88.  Johannes Kramer, "Appunti sullo stato attuale delle ricerche sul ladino atesino", in G. Holtus - M. Metzeltin - M. Pfister (a cura di), La dialettologia italiana oggi. Studi offerti a Manlio Cortelazzo, Tübingen, Niemeyer, 1989: 221-231.

Resoconto su attuali progetti di ricerca (ad es. LEI, EWD, ALD), altre attività scientifiche e desiderata nel settore del ladino dolomitico.

Nonostante l'infelice terminologia, la scarsa frequenza del termine (non usato nè dai parlanti nè dalla comunità scientifica) e le critiche rivoltegli dai colleghi (cf. ad es. Goebl, Ladinia 3, 1979: 30-31; Kattenbusch, Ladinia 12, 1988: 11ss.), l'A. continua ad insistere sul termine ladino atesino (usato da Carlo Battisti nel 1962 e "ripescato" da G. B. Pellegrini nel 1972). Così facendo, continua anche ad escludere l'ampezzano dal gruppo ladino dolomitico (cf. la reazione di "sorpresa" di E. Blasco Ferrer, ZrPH 107, 1991: 747). Si notino inoltre le preferenze glottonimiche eterogenee dell'A., quando denomina gli idiomi in questione (o meglio gruppi di essi) in tedesco. O usa il termine consueto Rätoromanisch (quando lo fa però, lo mette, il più delle volte, tra virgolette!?, cf. schede 85 e 86) o ricorre, giustamente, ai termini correnti Bündnerromanisch, Dolomitenladinisch e Friaulisch (cf. scheda 89), evitando (almeno in tedesco) l'ipotetico neologismo *Etschladinisch. [R.B.]

89. Günter Holtus - Johannes Kramer, "Neuere Arbeiten zum Bündnerromanischen, Dolomitenladinischen und Friaulischen (1989-1992)", Annalas da la Societad Retorumantscha 107, 1994: 99-134.

Supplemento bibliografico (cf. schede 85, 86 e 87) che si riferisce a pubblicazioni uscite tra il 1989 ed il 1992. [R.B.]

90. Karin Heller, Bibliotheken der Rätoromania. Überblick über die wichtigsten rätoromanischen wissenschaftlichen Bibliotheken, Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 1988, pp.93.

Tesi di laurea in biblioteconomia sulle biblioteche scientifiche retoromanze in Italia e Svizzera. [R.B.]

91. Cristl Moroder, "Bibliografia essenziela per l nseniamënt de lingaz y cultura", Lingaz y cultura 3, 1985: 27-41.

La rivista Lingaz y cultura, "scrit da insegnan per insegnan", edita dall'Istitut Cultural Ladin "Micurà de Rü" in soli tre numeri (1: 1979, 2:1980, 3:1985), contiene tra l'altro questa bibliografia con una ventina di titoli di interesse dialettologico. [R.B.]

92. Richard Scarry, Dizionar ladin dolomitan. Mi prim dizioner. Mî pröm dizionar. Mie prum dizionar, San Martin de Tor, Istitut Cultural Ladin "Micurà de Rü", Vich de Fascia, Istitut Cultural Ladin "Majon de Fascegn", 1987, pp.79.

Frutto della collaborazione dei due Istituti Culturali, il volume propone in edizione ladina il famoso Dizionario creato da questo notissimo autore di testi per l'infanzia. Le piacevoli illustrazioni a colori (più di 1.200) danno l'occasione per presentare nelle tre varianti ladine di Gardena, Badia e Fassa, un significativo bagaglio di terminologia tradizionale e moderna che può costituire un valido strumento didattico per la scuola ladina. [ICL "Majon de Fascegn"]

93. Hans Goebl, Sprachgebiete / Les aires linguistiques: Friuli, Ladinia, Grigioni, in G. Holtus - M. Metzeltin - C. Schmitt (a cura di), Lexikon der Romanistischen Linguistik. III. Die einzelnen romanischen Sprachen und Sprachgebiete von der Renaissance bis zur Gegenwart. Rumänisch, Dalmatisch / Istroromanisch, Friaulisch, Ladinisch, Bündnerromanisch, Tübingen, Niemeyer, 1989, pp.XIX-XXIII.

Le tre cartine a colori (compilate dal recensore) forniscono informazioni intralinguistiche (cioè relative alla frammentazione dialettale) ed estralinguistiche (cioè relative a problemi sociolinguistici ed etnolinguistici). Per la Ladinia Dolomitica viene esplicitamente distinto il territorio ritenuto "ladino" dai Ladini stessi da quello dei dialetti con caratteristiche "ladine" più o meno marcate. [Hans Goebl]

94. Guntram A. Plangg, Art.218: Ladinisch: Interne Sprachgeschichte I. Grammatik / Evoluzione della grammatica, in G. Holtus - M. Metzeltin - C. Schmitt (a cura di), in LRL III (cf. scheda 93), pp.646-667.

Dettagliata discussione, frutto di un'intima familiarità con la gente e le parlate ladine, sui seguenti capi estra- ed intralinguistici: storia, geografia, fonti archivistiche e loro importanza per la ricostruzione diacronica del ladino; grafia, fonetica, morfologia (articolo, pronome, flessione nominale, forme verbali), frase nominale, elementi basilari della sintassi (con particolare riferimento all'interrogazione e alla negazione). L'autore fornisce inoltre un'ampia bibliografia appositamente sezionata (662-667). L'articolo merita la qualifica: "fatto con somma maestria". [Hans Goebl]

95. Giovan Battista Pellegrini, Art.219: Ladinisch: Interne Sprachgeschichte II. Lexik / Evoluzione del lessico, in LRL III (cf. scheda 93), pp.667-679.

L'autore riassume le sue ben note posizioni sul ladino centrale: estensione del concetto di ladino alle parlate del Bellunese sulle orme soprattutto di Carlo Tagliavini e negazione parallela del rango della vecchia frontiera tirolese per la classificazione (intra- ed estralinguistica) dei dialetti ladini; breve panorama bibliografico dei lavori precedenti con le consuete polemiche contro Theodor Gartner ed altri studiosi d'Oltralpe; descrizione di una buona ventina di tratti lessicali caratteristici del ladino dolomitico con osservazioni sulla romanizzazione dell'area ladina. Discussione puntualizzata della stratificazione (diacronica) del lessico ladino (con riferimento agli elementi: prelatino, preindoeuropeo e germanico) con una valutazione conclusiva degli ultimi sviluppi del lessico ladino sotto la spinta dell'elaborazione linguistica (Sprachausbau) in atto da circa dieci anni. Non va discussa l'innegabile maestria dell'autore in sede di lessicologia alpina in genere e di lessicologia ladina in particolare; rimangono però alcuni dubbi relativi alla capacità di riunire dati particolareggiati in una sintesi metodicamente corretta. [Hans Goebl]

96. Vincenzo Menegus Tamburin, Art.220a: Ladinisch: Interne Sprachgeschichte III. Onomastik / Evoluzione dell'onomastica. a) Anthroponomastik / Antroponomastica, in LRL III (cf. scheda 93), pp.680-687.

L'autore si riferisce quasi esclusivamente al Cadore e ne dà una breve descrizione dal punto di vista storico ed ecclesiastico. La parte onomastica dell'articolo consta di una lista alfabetica di nomi (medievali, con indicazione delle attestazioni rispettive) e di una discussione sommaria di alcuni cognomi molto frequenti. I cognomi delle vallate di Fiemme, Gardena e Badia vengono solo sfiorati. Il contributo alquanto lacunoso viene utilmente completato dall'articolo 220b (cf. scheda 97). [Hans Goebl]

97. Johannes Kramer - Michael Metzeltin, Art.220b: Ladinisch: Interne Sprachgeschichte III. Onomastik / Evoluzione dell'onomastica. b) Die romanische Toponomastik Südtirols und des Dolomitengebietes / La toponimia romanza dell'Alto Adige e delle Dolomiti, in LRL III (cf. scheda 93), pp.687-697.

Partendo dalla situazione geopolitica delle Alpi centrali nell'Antichità e nel Medioevo, gli autori prendono in considerazione la toponomastica preromana, romana e germanica e descrivono l'importanza dei monasteri e delle cancellerie medievali per la germanizzazione (o non) dei cognomi e toponimi autoctoni. Quanto all'incolato medievale delle valli dolomitiche, viene difeso il punto di vista di Carlo Battisti: tarda colonizzazione nell'XIo secolo. Presentazione di una brevissima tipologia della toponomastica ladina (con appositi esempi), la quale riflette, com'è ovvio, la natura geomorfologica della regione e le attività professionali dei suoi abitanti. Viene anche menzionata l'opera di Ettore Tolomei e la sua imposizione sotto il Fascismo. Nella bibliografia si trova, tra l'altro, un utilissimo elenco dei volumi sparsi del Dizionario toponomastico atesino (DTA) di Carlo Battisti. [Hans Goebl]

98. Walter Mair, Art.221: Ladinisch: Soziolinguistik / Sociolinguistica, in LRL III (cf. scheda 93), pp.697-704.

Rassegna ben informata della situazione sociolinguistica delle cinque valli ladine tirolesi con osservazioni acute sulla differenziazione sociale interna del ladino (che praticamente non esiste), sul suo status e prestigio di fronte al tedesco e all'italiano tanto ieri quanto oggi, con una disamina dei diversi contesti e domini del suo uso: scuola, amministrazione, chiesa, mass media, contesti privati, semi-formali e formali. L'autore fa brevi cenni al contatto linguistico tra ladino e tedesco e/o italiano e le sue consequenze contaminatorie. In un breve capitolo dedicato alla politica linguistica sottolinea l'auspicabilità di una koiné panladina la quale, nel frattempo, è nata sotto la forma del ladin dolomitan. [Hans Goebl]

99. Dieter Kattenbusch, Art.222: Ladinisch: Sprachnormierung und Standardsprache / Norma e standard, in LRL III (cf. scheda 93), pp.704-720.

Si tratta di una descrizione particolareggiata della genesi delle pur modeste tradizioni scritturarie nelle cinque valli ladine tirolesi e nel Comelico. Per ciascuna delle valli esaminate l'autore descrive le vicende storiche della codificazione locale illustrandone i risultati con brevi testi scelti (accompagnati da una traduzione tedesca e una discussione linguistica del valore fonografematico delle grafie adoperate). K. presenta inoltre le "istanze normative" delle attività scritturarie nelle valli ladine (associazioni culturali, i due Istituti Culturali, la scuola, l'amministrazione, la chiesa) nonchè i lavori svolti dalla "Commissione per l'unificazione della grafia" dal 1984 al 1987. L'A. auspica la creazione di una grafia panladina sul modello del rumantsch grischun dei Grigioni, la quale - come si sa - è in elaborazione dal 1988 sotto la responsabilità dei due Istituti Culturali Ladini (a Vich / Vigo di Fassa e a San Martin de Tor / San Martino in Badia) e dell'«Union generela di Ladins dla Dolomites». Va ricordata la monografia che nel frattempo l'autore ha pubblicato in merito: Die Verschriftung des Sellaladinischen. Von den ersten Schreibversuchen bis zur Einheitsgraphie, San Martin de Tor 1994 (® RID 21). [Hans Goebl]

100. Luigi Heilmann - Guntram A. Plangg, Art.223: Ladinisch: Externe Sprachgeschichte / Storia linguistica esterna, in LRL III (cf. scheda 93), pp.720-733.

Descrizione accurata dell'intricata Questione ladina e della terminologia scientifica ivi adoperata (ladino versus Rätoromanisch). Seguono alcuni capitoli sulla storia delle valli ladine, sullo status sociolinguistico del ladino ieri e oggi (soprattutto nella provincia di Bolzano), sul sostrato preromano (con la discussione di alcuni lessemi e toponimi ritenuti tipici), sulla romanizzazione delle Alpi centrali e le sorti del latino nel Sudtirolo. Gli autori manifestano una certa reticenza di fronte alla ben nota tesi di Carlo Battisti (condivisa da G. B. Pellegrini, J. Kramer ed altri) della tardiva colonizzazione della Ladinia dolomitica (cioè dopo l'anno mille). Breve descrizione dei nomi usati per i Ladini e la loro lingua nei documenti storici e dei primi testi redatti nelle diverse varietà ladine (dal '600 in poi): cf. a questo proposito anche l'articolo precedente di D. Kattenbusch (scheda 99). La bibliografia selettiva è molto attendibile ed esauriente. [Hans Goebl]

101. Edward F. Tuttle, Art.224a: Ladinisch: Areallinguistik / Aree linguistiche. a) Allgemeine Problematik / Problemi generali, in LRL III (cf. scheda 93), pp.733-742.

L'autore parte da un'accuratissima descrizione delle vicende storiche dei termini scientifici ladino e Rätoromanisch, dando prova di ottime conoscenze bibliografiche. Discute la tesi ascoliana dell'«unità ladina» mediante l'analisi diacronica delle concordanze geolinguistiche verticali (Nord-Sud) e orizzontali (Est-Ovest), dando spazio all'idea di un'eventuale poligenesi di alcuni dei tratti proposti come "ladini" (o "retoromanzi"), e discute la possibilità di concordanze ladino-cisalpine nella prospettiva di "un allagamento italiano della Padania che lasciò soltanto le cime alpine prettamente galloromanze" (739). Un capitolo conclusivo evoca l'ansia e l'atteggiamento dei Ladini dopo la loro annessione all'Italia e la loro ulteriore presa di coscienza. La presentazione è priva di cartine e argomenti più strettamente geolinguistici e viene perciò utilmente completata dall'articolo 224b (cf. scheda 102). [Hans Goebl]

102. Hans Goebl, Art.224b: Ladinisch: Areallinguistik / Aree linguistiche. b) Synchronische und geotypologische Aspekte / Aspetti sincronici e geotipologici, in LRL III (cf. scheda 93), pp.742-756.

Presentazione e esemplificazione del metodo ascoliano della "particolar combinazione di quei caratteri [...]" che venne definito dal maestro goriziano già nel lontanissimo 1873 nella sua polemica con Paul Meyer sul francoprovenzale. Il termine ambiguo unità che può significare tanto una "cosa" (i.e. "gruppo", "classe") quanto una "qualità" (i.e. "coerenza", "unitarietà") veniva utilizzato dall'Ascoli solo nel primo significato ("gruppo", "classe"). Breve descrizione del metodo geolinguistico e delle convenzioni cartografiche utilizzate. Presentazione delle 21 figure (in bianco e nero) desunte dall'AIS, dalla Raetoromanische Grammatik di Th. Gartner (1883) e dalla tesi di dottorato Lombardisch-Ladinisches aus Südtirol di Karl von Ettmayer (1902; per la riedizione commentata e curata dal Goebl (San Martin de Tor, 1995) cf. l'apposita scheda ® RID 21) con insistenza sul rango geotipologico delle figure 19-21. Lo stesso argomento è stato ripreso dall'A., con dati dialettali e un corredo iconico più ampio, in Ladinia 14, 1990: 219-257 (in tedesco) nonchè nel volume miscellaneo Italia settentrionale. Crocevia di idiomi romanzi, Trento 1995: 103-131 (in italiano); (per entrambi i volumi citati cf. le apposite schede ® RID 21) [R.B.]

103. Johannes Kramer, Art.225: Ladinisch: Grammatikographie und Lexikographie / Grammaticografia e lessicografia, in LRL III (cf. scheda 93), pp.757-763.

L'autore fornisce una disamina complessiva delle grammatiche e dei dizionari redatti da Ladini e non Ladini aggiungendovi informazioni editoriali e filologiche molto utili. Le prime grammatiche risalgono all'800 (1833: Micurà de Rü / Nikolaus Bacher); lo stesso vale anche per i dizionari (1879: J. B. Alton). La strutturazione dell'articolo segue la geografia delle cinque valli ladine con alcuni brevi cenni relativi al Comelico e alla Val di Non. Vengono elencati separatamente alcune opere relative alla fonetica storica e alla fonologia. [Hans Goebl]

104. Johannes Kramer, Etymologisches Wörterbuch des Dolomitenladinischen (EWD), Hamburg, Buske, vol.1 (A-B) 1988, pp.395, vol.2 (C) 1989, pp.380, vol.3 (D-H) 1990, pp.474, vol.4 (I-M) 1991, pp.517, vol.5 (N-R) 1993, pp.595, vol.6 (S) 1995, pp.516, vol.7 (T-Z) 1996, pp.413, vol.8 (indici) in corso di stampa.

Opera complessiva basata sui principali vocabolari dei dialetti badiotto (senza Marebbe), fassano, gardenese, livinallonghese; vengono lemmatizzate le sole voci badiotte, cosicché manca il materiale non presente nel badiotto. Ampia documentazione delle fonti stampate, con una scelta di corrispondenze nelle varietà alpine e cisalpine; derivati, composti e parole geneticamente coniate sono raggruppati sotto un unico lemma-base; nessuna distinzione sistematica tra parole autoctone e prestiti di varia epoca. Commento riassuntivo alla fine di ogni articolo. A livello etimologico, l'EWD adotta preferibilmente una delle soluzioni già esistenti, però, nei casi più problematici, offre quasi sempre proposte nuove, spesso messe poi in dubbio dal loro stesso autore. Numerosi errori in dettaglio, mediocre affidabilità globale. Recensioni particolareggiate dei voll. 1-7 in: Ladinia 13 (1989) - 20 (1996). [Otto Gsell]

105. Ladinia IX, Sföi Culturâl dai Ladins dles Dolomites, San Martin de Tor, Istitut Ladin "Micurà de Rü", 1985, pp.260.

La nona annata di Ladinia offre 13 studi sul mondo retoromanzo (5-231), alcuni dei quali rappresentano versioni scritte di conferenze tenute al convegno «Die Dolomitenladiner» di Vienna (26.11.1985). Troviamo inoltre un' "Injunta leterara" (233-254), la "Misciuns dai colaboradûs" (255), che informa sui recapiti di ben 17 collaboratori, l'Errata Corrige dei due volumi precedenti (256), prova dell'accuratissimo lavoro redazionale a cura di Lois Craffonara ed un elenco di 30 librerie (tra cui 19 italiane, sei svizzere e tre austriache) che vendono la rivista in questione (259). In questa sede verranno solamente recensiti i cinque contributi linguistici veri e propri.

In una prospettiva storica che parte dall'invasione romana nell'area alpina (essendo in senso linguistico il punto di partenza il latino volgare alpino), H. Kuen († 1989) si dedica ai contatti linguistici nella zona dolomitica, illustrando gli influssi romanzi nel tedesco (bavarese) come anche quelli bavaresi nel romanzo (dolomitico) tramite numerosi esempi lessicali concreti (termini appartenenti soprattutto al mondo contadino). I germanismi tutt'oggi presenti nei dialetti badiotto e gardenese (secondo l'A. circa il 15% di tutto il lessico) vengono discussi in base a forma (grafica e fonica), significato, lessicocronologia ed aspetti sociolinguistici (Deutsch-ladinische Sprachkontakte in alter und neuer Zeit, 19-29).

Una lettera ed una cartolina del 1913 che riguardano problemi grafici del gardenese, ambedue scritte da Robert von Planta (*1864, †1937), tra l'altro fondatore del Dicziunari Rumantsch Grischun, stanno al centro del contributo di D. Kattenbusch (Robert von Planta und die Dolomitenladiner - zwei Schreiben an Franz Moroder, 31-46). Si veda anche la raccolta degli "Aufsätze" di R. von Planta, curato dall'A. nel 1987 (Laax, Fundaziun Retoromana).

P.Tekavi, Gli idiomi retoromanzi negli «Elementi di linguistica romanza» di Petar Skok (47-54), ci fa conoscere la posizione del noto romanista di Zagabria (conosciuto soprattutto per i suoi lavori nel settore dell'istroromanzo) riguardo ai dialetti retoromanzi, secondo quanto emerge dal citato manuale, pubblicato da P. Skok nel 1940 in tre volumi sotto il titolo originale (serbocroato) "Osnovi romanske lingvistike".

L'architetto del tetto linguistico dei dialetti romanci (dei Grigioni), H. Schmid, analizza problemi ed esperienze attorno all'introduzione del Rumantsch Grischun come Schriftsprache für ganz Romanischbünden (171-201). I principi d'elaborazione del RG ("Richtlinien für die Gestaltung einer gesamtbündnerischen Schriftsprache", formulati dall'A. stesso nel 1982) vengono illustrati in base a numerosi casi esemplari. In conclusione l'A. si dichiara ottimista, definendo non linguistici, bensì psicologici, sociali e politici i veri ostacoli da superare.

L'ultimo contributo linguistico è di J.-J. Furer e potrebbe essere definito un supplemento (piuttosto pessimistico) al saggio (relativamente ottimistico) di H. Schmid. L'A. esamina la posizione del romancio tra i giovani (Die Situation des Bündnerromanischen bei der Jugend, 203-220), orientando il lettore con un commento dei dati statistici emersi dal censimento della popolazione del 1980. Alcune delle più importanti conclusioni: numero generale dei parlanti del romancio in diminuzione; germanizzazione progressiva; soprasilvano e vallader (Bassa Engadina incl. Val Monastero) sono da ritenere gli ultimi baluardi del romancio (39% di tutta la popolazione » 75% dei parlanti); richiesta di ammissione del romancio come Amtssprache da utilizzare negli uffici (di tutta la Svizzera), a scuola (all'interno del Territori Romontsch) e nei mass-media, ivi compresa l'istituzione di un canale (radio e TV) romancio. [R.B.]

106. Ladinia X, Sföi Culturâl dai Ladins dles Dolomites, San Martin de Tor, Istitut Ladin "Micurà de Rü", 1986, pp.231.

Tra i dodici contributi (5-215) e la tradizionale "Injunta leterara" (217-229) spiccano tre studi ed altre tre recensioni con tematiche linguistiche.

D.Kattenbusch (esploratore-pioniere dell'Atlante linguistico del ladino dolomitico e dialetti limitrofi) e H.Goebl (direttore del suddetto progetto geolinguistico) discutono le prime esperienze fatte per l'ALD I nel giro delle 30 inchieste compiute durante il 1986 nella zona dolomitica (Die ersten Enqueten für den ALD - Erfahrungen und Ergebnisse (ALD - Arbeitsbericht 1), 5-32). La risp. relazione di lavoro, che costituisce il primo di una lunga serie di resoconti annuali, contiene una parte introduttiva sulla pianificazione del progetto, sulla redazione del questionario e sull'organizzazione generale dei lavori. Nella seconda parte vengono presentati i primi risultati, e cioè dieci cartine redatte a mano (il cane, il cavallo, la cena, il fuoco, la notte, l'occhio, oggi, il padre, il sale, l'uovo, 17-26) nonchè delle tabelle illustranti il sistema morfologico verbale delle cinque varietà ladino-dolomitiche (badiotto, gardenese, fassano, livinallonghese, ampezzano) in base ai paradigmi (indicativo presente) di andare e cantare.

M.Hornung, specialista delle isole linguistiche germanofone dell'Italia settentrionale, si occupa dei prestiti e calchi lessicali ladini presenti nei dialetti bavaresi / tirolesi, e vice-versa (aspetto più importante), illustrando anche l'influsso reciproco a livello fonetico tramite esempi concreti (Die Bedeutung des Ladinischen für die Germanistik, 33-40).

R.Strassoldo, La tutela del friulano in Provincia di Udine: una ricerca sociolinguistica (133-165), fornisce una sintesi della ricerca realizzata dall'Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia. Riassumiamo brevemente alcuni risultati importanti: il 75% della popolazione della provincia di Udine parla regolarmente il friulano; l'uso del friulano in famiglia diminuisce con l'aumento del livello d'istruzione, specie tra i giovani; il friulano è sempre meno la lingua materna; il friulano si mantiene bene nei domini extra-familiari. La stragrande maggioranza degli intervistati si è dichiarata favorevole all'introduzione (su richiesta) del friulano nelle scuole. Interessante il confronto tra l'uso delle lingue (da parte dei rappresentanti politici) in situazioni piuttosto formali ed ufficiali: nei consigli comunali predomina l'italiano, nelle riunioni di giunta italiano e friulano sono alla pari, mentre nelle riunioni di partito "vince" il dialetto, fenomeno probabilmente dovuto all'aspetto meno formale dell'ultimo dominio.

Come già accennato sopra, questo decimo volume di Ladinia, sempre curato in modo esemplare da L.Craffonara, ci offre anche tre recensioni, una delle quali dettagliatissima ad opera di D.Kattenbusch (Misc. Elwert 1986, 179-201, cf. la scheda sull'intero volume ® RID 21), un'altra di H.Siller-Runggaldier (Misc. Heilmann 1986, 203-211, cf. la scheda sull'intero volume ® RID 21) e l'ultima redatta dal Craffonara stesso (213-215) sul Vocabolario della lingua friulana di G.Faggin, 1985. [R.B.]

107. Ladinia XI, Sföi Culturâl dai Ladins dles Dolomites, San Martin de Tor, Istitut Ladin "Micurà de Rü", 1987, pp.264.

Quattro degli otto contributi pubblicati nel presente volume riguardano aspetti cartografico-linguistici e dialettologici veri e propri (113-218). A ciò si aggiungono due recensioni di interesse dialettologico (236-252). Meritano inoltre di essere citati in questa sede i due studi di B.Richebuono, Il confine politico della Ladinia con il Veneto alla fine del 1700 (29-59), e di L.Palla, Vicende di profughi nelle valli ladine dolomitiche (1914-1918) (61-111).

Dalla presentazione di tre testimonianze cartografiche della metà dell'800, Drei ältere kartographische Zeugnisse zum Dolomitenladinischen (Häufler 1846, Kiepert 1848 und von Czoernig 1856) (H.Goebl, 113-146), risulta che già all'epoca gli autori-cartografi avevano evidenziato certi legami ed affinità tipologiche tra romancio, ladino e friulano, per cui l'A. sostiene che le conclusioni posteriori dell'Ascoli (Saggi ladini, 1873) e del Gartner (Raetoromanische Grammatik, 1883) circa la classificazione di un gruppo linguistico pan-ladino (unità ladina) risalgano ad un sostrato scientifico emerso nella prima metà dell'800.

O.Gsell, Ein rezenter Sprachwandel im Ladinischen: Entstehung und Ausbreitung der dativischen Pronominalform ti im Gadertalisch-Grödnischen (147-156), si dedica alla genesi del clitico ti e alla sua presenza attuale nel gardenese e nel badiotto.

D.Kattenbusch, (Räto-) Romanisch im Vinschgau zu Anfang des 19.Jahrhunderts? Eine Handschrift aus dem Jahre 1807 (157-181), analizza un manoscritto di A.Faller (benedettino dell'Abbazia di Monte Maria / Marienberg) del 1807 sull'uso del retoromanzo ("romaunsche Sprache") in Val Venosta dal '600 fino all'inizio dell'800, secondo cui l'estinzione dell'idioma romanzo in quella valle potrebbe essere avvenuta tra il 1770 ed il 1820.

T.Szekely, E.Perini, S.Gislimberti (tre degli esploratori dell'Atlante linguistico del ladino dolomitico, ALD I) e H.Goebl (direttore del progetto salisburghese) presentano, parte in italiano, parte in tedesco, la Relazione 2 di lavoro per l'ALD I, Arbeitsbericht 2 zum ALD I (183-218). Goebl tratta dell'organizzazione scientifica generale del progetto, della formazione specializzata dei collaboratori tramite inchieste di prova e mediante cosiddetti "Seminari di trascrizione", degli inizi del trattamento elettronico dei dati nonchè di aspetti logistici e finanziari. Le singole relazioni degli esploratori seguono la seg. struttura: area di ricerca (circa 70 località esplorate durante il 1987), problemi etno-psicologici relativi alla ricerca degli informatori, problemi generali durante le inchieste, problemi fonetici e di trascrizione, particolarità intra- ed estra-linguistiche dei dialetti esplorati, problemi logistico-amministrativi. [R.B.]

108. Ladinia XII, Sföi Culturâl dai Ladins dles Dolomites, San Martin de Tor, Istitut Ladin "Micurà de Rü", 1988, pp.295.

Il volume contiene undici contributi (5-278), due recensioni (279-287) ed un' "Injunta Leterara" (289-292) e viene, come al solito, concluso dall'utile "Misciuns di colaboradus" (293). Ci limiteremo ad una sommaria presentazione degli studi di interesse linguistico e/o dialettologico.

D.Kattenbusch, Rätoromanisch oder Ladinisch? Dolomitenladinisch = Sellaladinisch = Zentralladinisch = Zentralrätoromanisch. Einige Bemerkungen zu einem terminologischen Streit (5-16), analizza la ricchezza glottonimica delle parlate retoromanze dagli inizi dell'800 (Spescha 1805) sino ad oggi, trattando anche delle polemiche inerenti a termini come ladino atesino (Battisti, Pellegrini, Kramer). L'A. conclude offrendo un albero terminologico, dal cui tronco (Rätoromanisch) dipartono tre rami principali, e cioè Bündnerromanisch, Dolomitenladinisch e Friaulisch. Il gruppo centrale viene suddiviso in Comelianisch e Sellaladinisch, quest'ultimo ramificandosi ulteriormente in Ennebergisch, Gadertalisch, Grödnisch, Fassanisch, Buchensteinisch e Ampezzanisch.

Segue la terza relazione di lavoro per l'ALD I, Arbeitsbericht 3 zum ALD I (17-56), sempre mistilingue secondo la provenienza dei collaboratori. H.Goebl (17-21) presenta il rendiconto generale dell'anno 1988, in cui furono realizzate 38 nuove inchieste, commentate dagli esploratori S.Gislimberti, E.Perini e T.Szekely (21-29), mentre il recensore, responsabile degli aspetti linguistico-computazionali del progetto, riferisce sulle strutture informatiche (29-56). Il suo resoconto riguarda il trattamento elettronico delle trascrizioni fonetiche, per cui era stato sviluppato un apposito sistema di codificazione, che permette l'immissione, la memorizzazione e l'emissione-stampa di tutti i dati dialettali raccolti. Viene inoltre presentata la struttura della banca-dati di ALD I assieme ai primi tentativi di cartografazione automatizzata. Il contributo è accompagnato da numerosi grafici, tra cui una prima cartina di prova, riportante le risposte basilettali alla domanda "il cane", raccolte in 18 località d'esplorazione nella Val d'Adige, in Val di Sole e in Val di Non.

Il contributo di A.Toth, Historische Grammatik der Mundart von La Plié da Fodom (Pieve di Livinallongo, Buchenstein) (57-91), fa parte della futura grammatica storica descrittiva del sopraccitato dialetto. L'A. si dedica, questa volta, esclusivamente al consonantismo, essendo riservato il vocalismo al no. successivo di Ladinia. I rispettivi dati erano stati raccolti dall'A. stesso nel corso del 1987 a La Plié da Fodom e a Colle Santa Lucia.

Lo studio di E.Diekmann, Ergebnisse einer Umfrage im bündnerromanischen Sprachgebiet zur Akzeptanz des 'Rumantsch Grischun' als gesamtbündnerische Schriftsprache (233-267), si riferisce ad un'inchiesta empirica sulle reazioni dei parlanti all'introduzione di una lingua-tetto o copertura linguistica unitaria dell'intera area romancia dei Grigioni (il concetto di Überdachung / Dachsprache fu coniato dal sociolinguista tedesco H.Kloss nel 1952, i risp. termini italiani tetto e copertura furono diffusi da ".Muljai). Secondo l'indagine di Diekmann (pressoché 1000 questionari analizzati), il Rumantsch Grischun, creato da H.Schmid nel 1982, è largamente conosciuto e gode, grazie alla sua intelligibilità, di una buona approvazione da parte della comunità dei parlanti di tutte e cinque le varietà romancie (vallader, puter, surmiran, sutsilvan, sursilvan). I singoli risultati dell'inchiesta vengono illustrati da un gran numero di tabelle dettagliate e di grafici distributivi. [R.B.]

109. Istitut Cultural Ladin "Majon de Fashegn", Lineamenti per una politica linguistica in favore del ladino dolomitico, Vich de Fascia, ICL "Majon de Fashegn", 1990, pp.128.

Facendo uso dei concetti operativi prodotti dalle moderne teorie socio-linguistiche, il documento fornisce una dettagliata ricognizione sulle condizioni di sviluppo del ladino nei vari campi della vita sociale, in relazione al diverso status giuridico di tutela di cui gode questa lingua minoritaria nelle valli dolomitiche. Per ogni settore di intervento vengono indicati obiettivi e strategie per un'efficace azione di "language planning". [ICL "Majon de Fascegn"]

110. Luciana Palla, Fra realtà e mito. La grande guerra nelle valli ladine, Milano, FrancoAngeli, 1991, pp.401.

La ricerca della studiosa livinallese, sostenuta anche dai due Istituti Ladini, offre una dettagliata ricostruzione di un periodo cruciale nella storia delle popolazioni ladine, avvalendosi di una considerevole mole di documentazione d'archivio e di testimonianze orali.

Il libro documenta l'esperienza della guerra, assurta a mito dell'inutile difesa della propria patria minacciata, ma vissuta anche come dura realtà quotidiana fatta di accuse e sospetti, fame e stenti: l'esperienza della piccola minoranza ladina contesa fra italiani e tedeschi, la cui volontà è rimasta così spesso inascoltata in questo secolo. [ICL "Majon de Fascegn"]

2. Val Gardena / Gherdëina

111. Marco Forni, Pitla bibliografia tematica en cont dla Ladinia dal 1980 al 1994 dantaldut dl raion de Gherdëina, Urtijëi, Union di Ladins de Gherdëina, 1994, pp.46.

112. Heidi Siller-Runggaldier, Grödnerische Wortbildung, Innsbruck, Institut für Romanistik, 1989, pp.208. [Romanica Ænipontana, XV].

Descrizione sistematica e pressoché esaustiva dei tipi di formazione delle parole nel gardenese a base di materiali contenuti nel vocabolario di Lardschneider (1933) e in un'annata del periodico La Usc di Ladins (1984-85). Meno riuscita l'indagine sulla produttività lessicale del gardenese, fondata su un numero ristretto di neologismi e nella quale l'autrice s'appoggia a criteri diacronici né pertinenti né praticabili, trascurando invece la forte dipendenza lessicale dalle lingue-tetto (tedesco e italiano standard) (per ulteriori dettagli cf. la ns. recensione in: Romanistisches Jahrbuch 41, 1990: 178-185). [Otto Gsell]

3. Val di Fassa / Val de Fascia

113. Massimiliano Mazzel, Dizionario ladino fassano (cazet) - italiano, con indice italiano - ladino, quinta edizione, riveduta e aggiornata, Vich / Vigo di Fassa, Istitut Cultural Ladin "Majon de Fascegn", 1995, pp.282.

Edizione riveduta e corretta dell'opera di don Massimiliano Mazzel, realizzata negli anni Sessanta con l'ausilio di molti collaboratori. La raccolta lessicale, opportunamente sistematizzata e riportata all'ortografia moderna, è dotata di un nuovo e più completo indice italiano-ladino.

Senza rinunciare a precise esigenze normative, l'opera si propone come la summa del pionieristico lavoro lessicografico promosso dal sacerdote fassano. Il materiale linguistico è stato accuratamente controllato, non solo sull'edizione precedente ma anche sulle prime versioni ciclostilate (1967, 1968), consentendo un ampliamento delle entrate pari a circa mille unità. [ICL "Majon de Fascegn"]

114. Mario G. Dutto, Bilinguismo potenziale e bilinguismo possibile. L'esperienza degli alunni di scuola elementare in un'area di promozione linguistica, Vich / Vigo di Fassa, ICL "Majon de Fashegn", 1990, pp.339. [Mondo Ladino Quaderni, 7].

Nella serie dei "Quaderni" dedicata ai problemi del mondo della scuola, viene presentata l'analisi dei dati raccolti con l'indagine "Glottokit Fassa 1987", promossa in collaborazione con la Direzione Didattica Statale di Moena al fine di conoscere le tendenze nel comportamento linguistico degli alunni della scuola elementare di Fassa.

Condotta con la collaborazione dell'Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, la ricerca illustra (anche con l'ausilio di efficaci grafici a colori) le difficoltà e le possibilità di tenuta del ladino nella società fassana. [ICL "Majon de Fascegn"]

115. Mauro Scroccaro, De FaSa Ladina. La questione ladina in Val di Fassa dal 1918 al 1948, Trento, Museo Risorgimento - ICL "Majon de Fashegn", 1990, pp.172.

Il volume presenta un'accurata ricerca storica che analizza le vicende del movimento ladino nel periodo tra l'annessione del Tirolo meridionale all'Italia e l'approvazione del primo Statuto di Autonomia che riconosce, anche se parzialmente e in modo differenziato fra Trento e Bolzano, i diritti della minoranza ladina.

L'indagine si avvale di un'ampia documentazione, spesso inedita, tra cui i materiali raccolti nell'archivio di Guido Iori di Canazei, figura dalla personalità controversa ma protagonista delle rivendicazioni del gruppo ladino nel dopoguerra. La ricostruzione dei fatti non si limita ad uno studio di cronaca locale, ma tende a cogliere i nessi tra la storia politica, lo sviluppo economico e le motivazioni ideologiche e culturali del movimento ladino. [ICL "Majon de Fascegn"]

116. AA.VV., Per Padre Frumenzio Ghetta, o.f.m. Scritti di storia e cultura ladina, trentina, tirolese e nota bio-bibliografica. In occasione del settantesimo compleanno, Trento, Biblioteca comunale - Vich / Vigo di Fassa, ICL "Majon de Fashegn", 1991, pp.705.

Edita a cura della Biblioteca Comunale di Trento e dell'Istituto Ladino per festeggiare il benemerito studioso fassano, questa voluminosa miscellanea presenta una ricca raccolta di scritti di storia e cultura ladina, trentina e tirolese, opera di noti studiosi italiani e stranieri. Spaziando dall'archeologia, all'archivistica, alla linguistica, alla letteratura ladina, il volume con il suo rilevante spessore scientifico rappresenta il miglior apprezzamento per il ruolo svolto da padre Frumenzio Ghetta nel quadro della ricerca storica e nella promozione della lingua ladina. [ICL "Majon de Fascegn"]

Tra i contributi di interesse linguistico segnaliamo: Bibliografia di p. Frumenzio Ghetta (24-37); R. Bauer e H. Goebl, Presentazione di ALD I (73-99; ® RID 16, "Generalità", scheda 373; ® RID 16, "Trentino", scheda 68); F. Chiocchetti, Evoluzioni sintattiche dell'interrogativa nel fassano: osservazioni a margine di un testo ladino nel lasciato di Ch. Schneller (231-248); G. Mastrelli-Anzilotti, I cognomi e i soprannomi di Palù del Fersina (421-447); G. A. Plangg, Der erste Gadertaler Katechismus (567-580). [R.B.]

B. Alto Adige / Südtirol

0. Generalità

117. Theodor Veiter, Bibliographie zur Südtirolfrage (1945-1983), Wien, Braumüller, 1984, pp. XI-281. [Ethnos, 26].

L'A., deceduto nel 1994 (cf. Europa Ethnica 51, 1994: 97) all'età di 87 anni, è uno dei più grandi esperti della cosiddetta "questione altoatesina". La sua bibliografia, nella quale figurano ben 45 titoli scritti da lui stesso tra il 1956 ed il 1983 (tra cui sette opere monografiche, cf. schede 1248-1292, pp. 242-252), colma senz' altro una grande lacuna: prima della pubblicazione della presente opera, infatti, non era mai stata raccolta in maniera sistematica tutta la documentazione scritta relativamente alla "Südtirolfrage". L'A. si limita a presentare gli scritti pubblicati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, per illustrare la genesi della nuova autonomia sudtirolese dopo la stipula del trattato di Parigi (1946).

La bibliografia è strutturata in ordine alfabetico. Il primo articolo riguarda il trattato bilaterale tra Italia e Austria, firmato dal ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber e dal presidente dei ministri italiano Alcide De Gasperi nel settembre del 1946 (scheda 1: Accordo De Gasperi-Gruber sull'Alto Adige, Roma 1958). Si tratta di un contratto di tutela, che assicura ai Sudtirolesi misure speciali per il mantenimento della loro identità etnico-linguistica (per ulteriori dettagli cf. R. Bauer, "Deutsch als Amtssprache in Südtirol", Terminologie et Traduction 1, 1994: 63-84). L'ultima delle 1389 schede presenti nella bibliografia di Veiter, in cui vengono presi in considerazione i vari aspetti dei diritti linguistici dei Sudtirolesi, si riferisce ugualmente al trattato De Gasperi-Gruber (scheda 1389: Norbert A. Zielinski, Untersuchungen über das Südtiroler Sprachenrecht unter besonderer Berücksichtigung des Pariser Abkommens, Würzburg 1967).

Un indice tematico (271-279) permette al lettore di ricercare le informazioni bibliografiche in base a determinate parole chiave. La voce Amtssprache ("lingua ufficiale") ad esempio ci fornisce tre titoli in merito. Altri concetti di interesse linguistico presenti nell'indice sono:

Dialekt - Mundart ("dialetto"), Diglossie ("diglossia"), Gentile - Schulreform ("riforma della scuola" da parte del ministro Gentile, 1923), Gerichtssprache ("lingua usata nei tribunali"), Hochdeutsch ("alto tedesco"), Interferenzen, sprachliche ("interferenze linguistiche"), Karten (Sprachenkarten Südtirol) ("cartine linguistiche sudtirolesi"), Katakombenschulen ("scuole catacomba"), Kontaktlinguistik ("linguistica di contatto"), Ladiner ("Ladini", 23 schede), Mehrsprachigkeit ("plurilinguismo"), Orts-, Berg- und Flurnamen in Südtirol ("toponimi ed oronimi sudtirolesi"), Psycholinguistik ("psicolinguistica"), separatismo linguistico, Soziolinguistik ("sociolinguistica"), Sprache, Grundwortschatz ("lingua, lessico di base"), Sprachenfrage ("questione linguistica"), Sprachgrenze in Südtirol ("confine linguistico nel Sudtirolo"), Sprachimperialismus ("imperialismo linguistico"), Sprachinseln ("isole linguistiche"), Sprachkantone ("cantoni linguistici"), Sprachunterricht ("insegnamento delle lingue"), Schulfragen ("questioni scolastiche"), Tolomei, Übersetzungsfehler ("errori di traduzione"), Volks- und Sprachzählung ("censimento della popolazione e delle lingue"), Zweisprachigkeit ("bilinguismo"), Zweisprachigkeitsprüfung ("prova di bilinguismo").

Per la ricerca di informazioni linguistiche in base a nomi di autori rimandiamo alla ns. rassegna del secondo volume della presente bibliografia (cf. scheda 118). Anche se nel frattempo sono state pubblicate altre bibliografie in merito (cf. ad es. scheda 119), tutti e due i volumi del Veiter costituiscono sempre una fonte richissima di indicazioni bibliografiche (il cui valore è notevolmente aumentato dai commenti dell'A. che accompagnano ogni scheda) per chiunque voglia orientarsi su tematiche politiche, giuridiche, sociali e, last but not least, linguistiche del Sudtirolo. [R.B.]

118. Theodor Veiter, Bibliographie zur Südtirolfrage II (1983-1990), Wien, Braumüller, 1991, pp. VIII-60. [Ethnos, 39].

Seconda parte della bibliografia sudtirolese del Veiter con altri 339 titoli, ciascuno di essi accompagnato da un breve commento (a volte molto personale e soggettivo). Per notizie di interesse linguistico-dialettologico si vedano i segg. 22 autori: Aufschnaiter, Egger, Francescato, Giacomozzi, Gubert, Hinderling, Jodlbauer, Kramer, Kühebacher, Lanthaler, Lüsebrink, Maiolo, Massi, Meraner, Mumelter, Oberhofer, Pernstich, Plagg, Riedmann, Rizzo-Bauer, Tyroller e Wurzer. L'accesso ai singoli dati viene facilitato da un indice analitico (53-60). Restano due errori di registrazione da segnalare: le schede 211 (nome sbagliato "Oernstich") e 228 (corretto: "Pernstich") si riferiscono alla stessa opera, anche se accompagnate da commenti diversi (!), il che vale ugualmente per le schede 288 e 289 ("SVP" vs. "Südtiroler Volkspartei"). [R.B.]

119. Giorgio Delle Donne (a cura di), Bibliografia della questione altoatesina. Vol.1: Bibliografia delle bibliografie. Bibliografia della toponomastica, Bolzano, Provincia autonoma / Assessorato Scuola e Cultura in lingua italiana, 1994, pp. 195.

"Si tratta di bibliografie ed indici di riviste, strumenti di lavoro per quanti - ricercatori, docenti, studenti, cittadini curiosi - intendano muoversi con una certa agilità nell'enorme quantità di materiale bibliografico prodotto in questo territorio o ad esso attinente, alla ricerca della conoscenza del nostro comune passato e con l'auspicio di una maggiore comprensione del nostro presente", conclude L.Cigolla nella sua presentazione del primo volume della presente bibliografia (7). Seguono un breve saggio su "Toponomastica e buonsenso" ed un'introduzione metodologica da parte del curatore (9-15). La Bibliografia delle bibliografie, un elenco alfabetico-cronologico (dal 1835 fino agli inizi degli anni '90 del ns. secolo) presenta 119 schede (69-108) ed è preceduta da uno studio di U.Corsini su "La «questione altoatesina» nella pubblicistica e nella storiografia" (21-63). Ogni scheda è accompagnata da un mini-commento neutro, che permette un orientamento basilare sul contenuto.

La Bibliografia della toponomastica viene, a sua volta, introdotta da G. B. Pellegrini (111-117). Seguono due indici (i. degli autori, 119-124, i. cronologico, 125-127) nonchè l'elenco alfabetico-cronologico delle schede, che consta di ben 806 titoli (non ulteriormente commentati, 129-195), offrendo una panoramica sugli scritti toponomastici sudtirolesi di più di due secoli, e cioè dal 1775 (Catasto Teresiano) fino al 1988.

Il primo volume dell'opera bibliografica presente viene completato da due volumi-fratelli, che informano sulla produzione pubblicistica intera di tre riviste (Vol.2: Indici della rivista «Atesia Augusta»: annate 1939-1943, 858 schede, 57-98; Indici della rivista «Cultura Atesina»: annate 1947-1968, 313 schede, 223-285; Vol.3: Indici della rivista «Il cristallo»: annate 1959-1990, 2552 schede, 79-226). [R.B.]

120. Kurt Egger, "Sprachforschung in Südtirol (1970-1992)", Der Schlern 66, 1992: 764-779.

Studio bibliografico sulla ricerca linguistica sudtirolese degli anni 1970-1992, seguito da un breve saggio sui contributi della linguistica alla pianificazione (language planning) del ladino dolomitico (771-774). [R.B.]